Lärm

Lärm

Berlino – Denkmal
Assomiglia a un cimitero, ma è un memoriale. Piccole tombe di cemento grigio, forme perfette, cubi bassi e alti circondano mura grandi abbastanza da nascondere agli occhi il resto. Non ti resta che camminare.
Benvenuto. Le tombe sono ancora basse, puoi persino sentire le voci di lingue diverse. Dicono tutte la stessa cosa: qui l’olocausto ritrova memoria. Cubi di spessori diversi richiamano senza tregua la perfetta sistematicità della follia nazista, l’asfalto e il cemento si fondono in mille sfumature di un grigio siderale.
Poco a poco, i suoni scompaiono. Le mura si alzano, si piegano sulla tua testa, e la passeggiata per i corridoi sempre più stretti si trasforma nell’infernale salita ai forni. Sai di non essere solo, ma accanto a te non c’è nessuno. Chi stava al tuo fianco ora è in un altro corridoio, smarrito dietro a pareti annerite. Prima ancora di rendertene conto ti sei perso. Si sente solo l’aria che sfrega sulla pietra nuda, e il cinguettio di un uccello che tenta di rompere questo spaventoso silenzio.
Ora devi solo trovare l’uscita, percorrere uno dei tanti corridoi che ti circondano, arrivare fino alla fine, direttamente sul sedile di un aeroplano. Una hostess ti offre un bicchiere d’acqua, la donna accanto a te tossisce e un vecchio racconta alla figlia la trama del libro che sta leggendo, accompagnato dal lento ronzio della cabina. Guardi fuori dal finestrino, il tramonto ti ferisce gli occhi. Li chiudi, li riapri che è notte. Cammini trascinando una valigia, leggi una scritta bianca: AEROPORTO. Sei a casa. Il fruscio delle porte di vetro si apre su una folla di persone che va e che viene, il rullare delle valigie si perde col vociare della gente e con le risate di una scolaresca. Cammini circondato da vetrine, libri, manichini, televisori e pubblicità di profumi, ti fermi di fronte alla gigantografia di una spiaggia, i colori cristallini del mare si fondono a quelli dei muri dei negozi. Continui a camminare tra migliaia di storie, tra amici con zaini troppo grandi sulle spalle, famiglie di turisti, tra fidanzati che si abbracciano in un arrivederci, tra le risate e i pianti della vita di tutti i giorni.
E nell’istante in cui varchi l’uscita e cala il silenzio, il gelo assordante del memoriale smette di urlarti nelle orecchie.
Un respiro, poi riprendi a camminare, diretto chissà dove. Ti aspetta un altro viaggio.

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